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Nutri ciò che vuoi far crescere

@markpostura

Nutri ciò che vuoi far crescere 🌱

Abbiamo davvero il tempo, lo spazio e le risorse per diventare ciò che siamo?

Oppure il lavoro, gli impegni, le preoccupazioni e le abitudini finiscono per occupare tutto, lasciando sempre per ultimo quello che amiamo?

Vorrei iniziare da questa domanda. Senza aggiungere un altro grande programma alla lista delle cose da fare. Mi interessa provare con uno spazio piccolo, ma reale, e vedere che cosa succede.

La storia dei due lupi 🐺

Forse conosci la storia dei due lupi. Una persona anziana racconta a un giovane che dentro ciascuno di noi c'è una lotta tra due lupi: uno alimentato dalla rabbia, dalla paura e dall'invidia; l'altro dalla gentilezza, dal coraggio e dalla cura.

«Quale dei due vincerà?», chiede il giovane.

«Quello che nutri.»

È una storia raccontata in molte versioni e con attribuzioni non sempre verificabili. A me interessa soprattutto la domanda che lascia:

A che cosa stiamo dando ogni giorno attenzione, tempo ed energia?

Quello che non nutriamo non sparisce necessariamente. A volte rimane lì, aspettando. Una passione, un progetto, una relazione oppure una parte di noi che continua a bussare mentre stiamo facendo qualcosa di urgentissimo. Che, naturalmente, domani sarà sostituito da un'altra cosa urgentissima.

La salute è anche poter essere sé stessi

Mangiare bene, muoversi, riposare e farsi aiutare dai professionisti quando serve sono cose importanti. Il benessere, però, riguarda anche il modo in cui viviamo.

Conoscere i nostri bisogni, le pulsioni, i desideri, le caratteristiche, i limiti e le potenzialità. Accorgerci di che cosa ci piace e di che cosa ci spegne. Capire quali attività ci corrispondono e quali risorse ci servono per cambiare qualcosa.

Non penso che esista una sola «vera natura» immutabile da scoprire: possiamo crescere e cambiare. E non tutto il malessere dipende dalle nostre scelte. Gli orari, il lavoro, il denaro, i luoghi e le persone che abbiamo intorno contano eccome.

C'è poi un particolare non proprio secondario: il mio benessere vive in relazione a quello degli altri. Non posso costruire il mio piccolo mondo facendo finta che tutti gli altri non esistano.

Perché alcune malattie sono così difficili da curare?

Pensiamo all'Alzheimer, al Parkinson e a tante altre patologie complesse. Oggi possiamo fare molto per la cura, l'assistenza e la qualità della vita, ma non abbiamo una soluzione capace di guarirle.

Non provo certo a spiegare queste malattie con una metafora. Sarebbe un po' presuntuoso, oltre che pericoloso. Ho però individuato tre difficoltà che possono aiutarci a capire perché cercare una strada per la salute sia così complicato.

Immaginiamo che ritrovare la salute sia un viaggio.

1. Non sappiamo dove siamo e neppure dove dobbiamo andare

Non conosciamo abbastanza la nostra condizione di partenza, il funzionamento dell'organismo e quale stato di salute sia davvero possibile raggiungere.

È come trovarsi in un territorio sconosciuto senza riuscire a indicare sulla cartina né il punto di partenza né la destinazione. Prima di metterci in cammino dobbiamo orientarci. Altrimenti possiamo anche correre molto, ma nella direzione sbagliata.

2. Abbiamo due riferimenti, ma non conosciamo le strade

Iniziamo a capire dove siamo e dove vorremmo arrivare. Tra i due punti, però, la cartina è ancora vuota.

Esiste un collegamento? Ci sono più percorsi? Quale è praticabile per questa persona, in questo momento? Qui bisogna esplorare, fare ipotesi, incontrare conoscenze e professionisti, provare e verificare. Una strada utile per qualcuno potrebbe non essere quella giusta per tutti.

3. Conosciamo la strada, ma ci mancano i mezzi

Anche quando un percorso è abbastanza chiaro, bisogna riuscire a percorrerlo. Possono mancare tempo, energia, competenze, strumenti, professionisti vicini oppure risorse economiche.

Sapere che cosa sarebbe utile non significa automaticamente poterlo fare. Questa è forse la parte meno affascinante del viaggio, ma molto concreta: bisogna trovare e organizzare ciò che serve.

La sequenza diventa quindi:

Orientarsi → Esplorare le strade → Procurarsi i mezzi.

Conoscere meglio il corpo e la situazione di partenza. Esplorare nuove possibilità per migliorare lo stile di vita, con il supporto dei professionisti quando necessario. Infine trovare le risorse per rendere il percorso possibile nella vita vera, quella con gli orari, gli imprevisti e le bollette.

Questa metafora riguarda il modo in cui possiamo partecipare a un percorso di salute. Non sostituisce diagnosi, cure o ricerca scientifica. Per esempio, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che oggi non esiste una cura risolutiva per la demenza o per il Parkinson, ma trattamenti, riabilitazione e sostegno possono fare una differenza reale.

Tre centri di gravità

Da qui emergono tre movimenti che ritrovo in molti dei miei progetti. Non sono tre gradini rigidi e neppure tre nuovi cassetti: sono centri di gravità. Ogni attività può avvicinarsi più a uno, poi spostarsi verso gli altri.

🔵 Conoscere

Capire dove siamo, come funziona il corpo, quali bisogni abbiamo e quale direzione stiamo cercando. È il centro azzurro: quello delle mappe, delle domande e dei punti di riferimento.

🟢 Costruire

Mettere insieme tempo, persone, competenze, strumenti e denaro. Rendere una possibilità abbastanza concreta da poter essere vissuta. È il centro verde: quello che prova a far crescere le cose senza pretendere che crescano per magia.

🔴 Esplorare

Cercare strade che ancora non conosciamo, fare esperienza e verificare ciò che incontriamo. È il centro rosso: curiosità, movimento e anche un po' di coraggio, perché una mappa incompleta non si completa stando fermi.

Questi tre centri attraversano salute, risorse ed esplorazione personale. Le aree dicono di che cosa mi sto occupando; i centri mi aiutano a capire che cosa sto facendo in quel momento.

Tre aree per non perdere il filo

Io ho molti interessi e progetti. Qualche volta collaborano, altre volte si contendono la stessa ora libera. Per osservarli senza mettere tutto nello stesso calderone, provo a dividerli in tre aree.

❤️ Salute

Qui parto dal corpo.

PosturaCorretta serve a conoscerlo: fisiologia, postura, movimento, recupero, abitudini e metodiche posturali. È un percorso educativo che può essere seguito in autonomia oppure insieme a un insegnante.

Percorso Integrato entra in gioco quando la persona ha bisogno di un programma costruito con un professionista e, se serve, con competenze diverse che riescano a parlarsi.

Le due cose si toccano, ma non sono la stessa cosa. Una aiuta a conoscere e a partecipare; l'altra organizza la presa in carico professionale.

Il mio primo passo è proprio questo: mettere ordine nell'educazione proposta da PosturaCorretta e spiegare meglio come si collega a Percorso Integrato.

🛠️ Risorse

Mi piace incontrare un problema, capire quale parte possiamo affrontare e provare una soluzione semplice. Poi bisogna trovare tempo, persone, strumenti e denaro. Le idee, da sole, sono leggerissime; appena provi a realizzarle cominciano a pesare.

Il lavoro è una parte importante di quest'area, insieme a tempo, competenze, persone, strumenti e denaro. Qui rientrano Rails4Business, GeneraImpresa, 1Impegno e lo sviluppo di FlowPulse. Non devo portarli avanti tutti nello stesso momento. Devo scegliere quale problema sto affrontando adesso e arrivare a un risultato che si possa vedere e verificare.

🧭 Esplorazione

Musica, natura, arte, spiritualità, incontri e tutto ciò che ancora non so dove porterà.

Esplorare non significa aprire l'ennesimo progetto. Può voler dire suonare la fisarmonica, camminare in un luogo nuovo, ascoltare una persona o lasciare spazio a una domanda senza obbligarla subito a produrre qualcosa.

Il Giardino del Corpo e Canta che ti passa vivono soprattutto qui. Alcune esperienze resteranno semplicemente esperienze. Altre, magari, faranno nascere un contenuto, un incontro o un progetto.

E la vita privata?

Affetti, riposo, gioco e tempo libero non sono una quarta area da riempire di obiettivi. Devono conservare anche una parte non programmata.

Se organizzo ogni minuto per «vivere meglio», rischio di costruire una nuova gabbia con un'agenda molto elegante.

Il primo piano

Non voglio iniziare da una settimana ideale. Prima vengono gli impegni reali, con il tempo che occupano davvero: lavoro, appuntamenti, spostamenti, preparazione e recupero.

Poi guardo ciò che rimane e scelgo un passo abbastanza piccolo da poter essere portato a termine.

Area Primo passo Quando Come lo verifico
Impegni fissi Segnare lavoro e appuntamenti reali Da compilare Ho considerato anche spostamenti e recupero?
Salute Ordinare educazione PosturaCorretta e Percorso Integrato Oggi La differenza tra i due percorsi è più chiara?
Risorse Scegliere un solo problema concreto Da scegliere Quale risultato ho concluso?
Esplorazione Proteggere uno spazio per musica o natura Da scegliere L'ho vissuto senza trasformarlo in un obbligo?
Vita privata Lasciare spazio ad affetti, riposo e spontaneità Da proteggere Ho evitato di riempire tutto?

Questa tabella non è un modello da copiare. È il mio punto di partenza e cambierà appena incontrerà la settimana vera. Di solito è lì che i piani perfetti iniziano ad avere qualche problema.

E se lo facessimo insieme?

Vorrei raccontare un pezzo alla volta ciò che provo: gli strumenti, i percorsi, le difficoltà, le correzioni, gli incontri e le cose che funzionano.

Non perché io abbia già risolto tutto. Se fosse così, probabilmente avrei meno schede aperte nel browser.

Condividere serve a incontrare persone che stanno vivendo problemi simili, scoprire capacità, trovare alleati e mettere in circolo risorse che da soli non vediamo.

Forse una piccola ricostruzione culturale può cominciare così: senza aspettare il piano definitivo, con curiosità e con un passo che possiamo fare davvero.

Qual è una cosa che vorresti tornare a nutrire nella tua vita?

Io comincio da qui.

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